Il corso continua: dei sensi russi.

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Il corso continua: dei sensi russi.

Continua il corso di formazione per i nuovi docenti de L’Orto in Campania. Ci stiamo preparando per una densa stagione di laboratori, con importanti novità.

Iniziamo dall’alto, da molto in alto, dalla Costituzione Italiana che richiama all’ordine sui nostri doveri. E parte del dovere “di concorrere al progresso materiale e spirituale della società” noi tentiamo di protarlo a termine con la didattica, cercando di migliorarci quotidianamente.

Si apre così il terzo week-end di lezioni, gli argomenti sono: i progetti di Slow Food per le scuole, la didattica per l’inclusione, la progettazione condivisa, la comunicazione e le dinamiche di gruppo, i processi creativi.

Annalisa d’Onorio, responsabile del progetto Orto in Condotta di Slow Food, ha portato la testimonianza dei circa 400 orti didattici nella scuole italiane. Quest’anno i bambini delle scuole aderenti al programma hanno risposto a un lungo questionario dimostrando come un orto nel cortile chiarisca molte idee riguardo al cibo e ai moltissimi argomenti che da esso si dipanano. (qui un video)

La didattica per l’inclusione si inserisce in un percorso che abbiamo intrapreso negli ultimi mesi. Uno spazio così adatto all’attivazione dei sensi come un orto ci sembra un luogo particolarmente adeguato per trattare i temi della sostenibilità senza ricorrere a lunghi discorsi. Un posto in cui, portando il concetto all’estremo, potremmo elaborare laboratori densi di contenuto del tutto silenziosi. Ci stiamo lavorando. Intanto, a partire dal 14 giugno, si svolgeranno nell’orto dei laboratori dedicati alle persone sorde in cui uno dei nostri docenti assumerà anche il ruolo d’interprete usando la Lingua dei Segni Italiana.

In questa sessione di formazione, Maria Grazie Gargiulo, dottoranda all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha introdotto le principali tematiche sull’accessibilità in ambienti educativi, inquadrandole dal punto di vista legislativo, dei trattati internazionali e della società civile. Molto interessanti gli esempi di esperienze didattiche volte all’insegnamento dell’arte alle persone cieche (Il museo Omero di Ancona).

Sabato e domenica la nostra aula è stata animata da Alberto Robiati, formatore con lunga esperienza nella pubblica amministrazione, nel terzo settore e nelle aziende.

Puro divertimento! E mentre si rideva, le idee giravano, le persone rilfettevano, l’energia scorreva. Risultato? La sera, a casa esausti, ma con il sorriso ebete che solo la sensazione di aver capito qualcosa d’importante ti lascia sul viso. E una domanda da elaborare: chi è il docente dell’orto ideale? Quali caratteristiche deve avere? Ecco i termini più ricorrenti: duttile, empatico, coinvolgente, appassionato, competente…

Come s’imposta una lezione? Quali sono i metodi più efficaci per coinvolgere grandi e bambini in una sessione didattica? L’ironia, il gesto, la relazione, la sensibilità verso la dinamica di gruppo, questi i principali elementi da curare per una didattica che sia coinvolgente ed efficace. Viene quasi da pensare che i contenuti passino in secondo piano. Non è così, ma a volte, quando gli argomenti sono l’unica preoccupazione dell’insegnante o del relatore, la classe si distrae, non segue, ed è come se i concetti, pure interessanti, si perdessero nell’aria, perché la poca considerazione per il gruppo e le sue esigenze rende i discenti impermeabili e maldisposti.

Quante affinità con il teatro! Quanto è importante il ritmo di un discorso, la gestione quasi-scenica degli argomenti, delle pause, dei silenzi, dei momenti di tensione e di distensione. Se poi ci aiutiamo con qualche supporto multimediale (Power Point, Keynote, ecc.), allora, ci ispireremo ai grandi registi del novecento per le nostre lezioni e conferenze.

Dunque: non più “muri di parole” sulle nostre slide, ma solo elementi che permettano al docente/relatore una comunicazione complessa, armonizzata e sincronica, mai ridondante. Con uno slogan: più Mejerchol’d o Robert Wilson nelle nostre lezioni e meno persone annoiate che ci ascoltano. Più registi russi in cattedra, meno gente che russa in platea!

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