Incontro formazione Slow Food, la dialettica del ravanello...

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Incontro formazione Slow Food, la dialettica del ravanello…

Domenica 7 luglio si è conclusa la sessione d’incontro dei formatori del programma Orto in Condotta. Tre giorni intensi di conferenze frontali, simulazioni di laboratori nell’orto e momenti di confronto tra i formatori per discutere lo stato dell’arte del programma nazionale di Slow Food dedicato agli orti scolastici.

Simulazione dei laboratori in orto

L’Orto in Campania, ospite di questa iniziativa, ha accolto i 40 formatori provenienti da tutta Italia introducendo, mediante la voce dei suoi protagonisti, le caratteristiche salienti del progetto: l’approccio pedagogico, le attività di alcuni laboratori, le riflessioni sulla progettazione architettonica e il ruolo del design di prodotto e del design sociale all’interno della programmazione didattica.

Il dibattito si è subito acceso, complice quella costante tensione del pensiero, sempre presente negli scambi d’opinione di questi tre giorni, che nella sintesi tra il centro commerciale e l’orto educativo non riesce a trovare riposo e ogni volta sembra allentarsi, una nuova prospettiva la riaccende. Un dibattito stimolante, nel merito delle attività laboratoriali presentate, del progetto architettonico degli spazi dell’orto, del rapporto tra design e apparati educativi.

Chris Boswell R.S.F.P. e Jeremy Oldfield Y.S.F.P.

Il confronto si è arrestato momentaneamente quando gli ospiti d’oltreoceano hanno presentato i loro progetti. Messo il punto fermo all’ultima frase delle loro conferenze, una lunga serie di domande ha arricchito le esposizioni con spunti e idee su cui riflettere o da applicare immediatamente ai vari progetti curati dai formatori italiani. Jeremy Oldfield (insieme a Jacquie Lewin, addetta agli eventi e relazioni esterne), il responsabile agronomico dello Yale Sustainable Food Project, con entusiasmo e passione, ci ha raccontato la sua esperienze in un altro luogo dove normalmente è difficile trovare un orto e delle galline: l’università di Yale, prestigiosissima, tra le più antiche degli USA. D’altronde chi si aspetta un orto nel luogo in cui, si dice, Galileo Galilei per la prima volta puntò il telescopio al cielo? Lì, oggi, crescono i pomodori che contribuiscono alla preparazione dei pasti del Rome Sustainable Food Project, un altro progetto scaturito dalla mente di Alice Waters (come quello di Yale) e che, secondo le parole dello chef responsabile Chris Boswell, contribuisce, in seno a un’istituzione dedicata allo studio e all’arte come l’American Academy in Rome, all’educazione dei suoi borsisti, insegnando a tavola le stagioni agricole, il cibo locale, la possibilità di costruire filiere funzionali e virtuose e contribuisce all’impollinazione delle idee mediante la convivialità del pasto.

Tre esempi di orti, quello americano, romano/americano, marcianisano, che alimentando letteralmente i fruitori dei loro prodotti allo stesso tempo ne stimolano la mente offrendo una fertile dialettica originata dalla diffusione delle conoscenze agricole, della stagionalità, della biodiversità e della sostenibilità all’interno di istituzioni in cui questi temi non rappresentano il principale oggetto di studio o di rapporto con il territorio. Questo è sembrato, con problematiche a volte differenti, uno dei punti salienti anche del programma Orto in Condotta, che nella relazione tra chi nella scuola si fa promotore del progetto, le istituzioni scolastiche e le amministrazioni locali, deve trovare un perfetto equilibrio perché possa sviluppare le sue enormi potenzialità per il curriculum e il percorso formativo degli allievi.

Come vedremo tra qualche decennio questo momento così peculiare per l’educazione negli orti? Cosa avrà generato la diffusione delle sapienze legate alla coltivazione della terra e della biodiversità? Come si evolverà il rapporto tra gli orti, laboratori all’aperto pieni di potenziali linee di approfondimento concettuale, e le varie istituzioni che decidono di adottarli con motivazioni molto diverse?

Un giorno saranno gli allievi di oggi a dirci come queste visite negli orti hanno arricchito gli anni della loro formazione primaria, come dal cibo siano partite riflessioni anche distanti dal mondo gastronomico e agricolo utili nella vita anche lontano dalla tavola. Aspettando di parlarci tra qualche anno, abbiamo chiesto ai nostri allievi delle scuole primarie di disegnare L’Orto in Campania…un immagine, a volte, è più eloquente di tante parole e i bambini hanno il dono della sintesi.

Scuola di Villa Santa Croce (CE), gli alunni della pluricasse unica

Questo è un report parziale, per altri punti di vista sulla tre giorni, visitate

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Sito Slow Food Educazione: qui

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